Donata dall’autrice all’Ateneo nel 2014, l’opera rappresenta una significativa evoluzione nel percorso artistico di Franca Batich, che nella serie degli ‘astratti’ messa in cantiere all’inizio del nuovo millennio aveva limitato sempre più i riferimenti al mondo sensibile per lasciare spazio a personalissime interpretazioni della realtà, tutte strutturate intorno a soluzioni strettamente legate alla propria tecnica pittorica. Così, come in questo caso, spesso la parte inferiore del dipinto è tagliata orizzontalmente da una o più fasce di colore scuro, talvolta applicate con il procedimento del collage, mentre la parte superiore, campita a tinte più chiare e dai toni sempre caldi, è attraversata da poche e sottili linee spezzettate, quasi sempre oblique, linee che organizzano lo spazio e danno ritmo alla composizione. Il risultato è quasi sempre conforme alle suggestioni evocate dai titoli, come in questo Luce e ombra ma anche nei più facilmente comprensibili Imbrunire (2001), Orizzonte grigio (2001), Riflesso indaco (2002) e Uscirà il sole (2002), tutti legati a realtà fenomeniche di immediata leggibilità. In questo si leggono anche le parole di Marianna Accerboni che, pur riferite a opere simili, leggono alla perfezione anche quella qui in esame «E fu sera” allude all’oscurarsi dell’orizzonte nella notte e nella morte. E a tal proposito va notato che l’esposizione si apre con l’opera intitolata Parabola, in cui è dipinta una curva in campo nero sullo sfondo di un tramonto. «E fu mattina” si riferisce invece all’alba, alla nascita, a un nuovo inizio, collocati in una parabola metaforica e in un eterno divenire che, sintetizzati attraverso il segno e sottolineati dal colore, indicano la concezione della vita da parte di quest’artista, sospesa tra simboli e vigore espressivo, tra delicata effervescenza tonale e intensità simbolica» (M. Accerboni. Incontro di luce e notte dentro i quadri di Franca Batich alla Statale di Gorizia, “Il Piccolo”, 11 dicembre 2007).